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Psicologo in Basilicata

Principali Disturbi

  • Disturbi del Sonno

Consistono in alterazioni del ritmo sonno-veglia, in anomalie nella quantità e qualità del sonno e in comportamenti anomali che si verificano durante il sonno, come il Sonnambulismo. Alcune alterazioni sono più tipicamente osservabili nei bambini, come il Sonnambulismo e gli Incubi Notturni (pavor nocturnus); altre negli anziani, nei quali si osserva un inevitabile e fisiologico peggioramento della qualità del sonno, legata a molteplici fattori. Ma anche gli adulti possono fare esperienza di alterazioni o manifestazioni disturbanti del sonno, che vanno poi a compromettere l’efficienza mentale e fisica durante la giornata successiva (stanchezza, difficoltà di concentrazione, sonnolenza…). Il sonno può essere suddiviso in 4 stadi: lo stadio 1 corrisponde al passaggio dalla veglia a uno stato di minore vigilanza; lo stadio 2 corrisponde all’addormentamento vero e proprio; gli stadi 3 e 4 corrispondono a quello che viene definito sonno profondo o sonno a onde lente. Nel loro insieme i quattro stadi costituiscono il sonno NREM (non rapid eyes movements, assenza di movimenti oculari rapidi), ben distinto dal sonno REM (rapid eyes movements), che si presenta dopo lo stadio 4 ed è, appunto, caratterizzato da rapidi movimenti oculari. È durante il sonno REM che si verifica la maggior parte dei sogni. Il sonno dell’uomo varia in modo caratteristico nel corso della vita. Nell’infanzia e nella prima adolescenza c’è un’abbondanza del sonno a onde lente; nell’età adulta, invece, vi è un aumento delle ore di veglia e dello stadio 1 e una diminuzione degli stadi 3 e 4.

  • Disturbi sessuali

Sono caratterizzati da difficoltà psicologiche che ostacolano o impediscono il rapporto sessuale, che viene, pertanto, vissuto come un evento problematico. Le difficoltà vissute sono frequenti, causano disagio e una compromissione significativa della sessualità. Il rapporto sessuale è caratterizzato da 4 fasi: 1.  Desiderio; 2. Eccitazione; 3. Orgasmo 4. Risoluzione. Un disturbo sessuale può manifestarsi in una o più di queste fasi, nell’uomo e nella donna.

  • Disturbi Pervasivi dello Sviluppo

Sono caratterizzati da una compromissione in molteplici aree dello sviluppo; le principali sono quella relazionale, comunicativa e comportamentale. Alcuni sintomi sono già presenti nelle prime fasi dello sviluppo e sempre più spesso è possibile fare una diagnosi precoce. Nei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo rientrano il Disturbo Autistico, il Disturbo di Rett, il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia e il Disturbo di Asperger.

         Il Disturbo Autistico presenta manifestazioni molto varie. I sintomi più frequenti sono una difficoltà a mantenere lo sguardo diretto, difficoltà relazionale e comunicativa, interessi ristretti, movimenti ripetitivi e afinalistici (stereotipie), difficoltà attentive, aggressività, in particolar modo autolesionismo (quali battere la testa, mordersi le dita), ecc. Nella maggior parte dei casi si associa a Ritardo Mentale. Una diagnosi e un trattamento precoce, da parte dello Psicologo e del Neuropsichiatra Infantile sono, quindi, di fondamentale importanza per consentire una migliore qualità di vita e una maggiore autonomia.

   Il Disturbo di Rett si manifesta dopo un periodo di funzionamento normale, dopo il quale nelle bambine, è un disturbo che colpisce soltanto il sesso femminile, si osserva una perdita delle abilità acquisite, soprattutto quelle manuali. A questi si aggiungono problemi nella coordinazione motoria, difficoltà relazionali e disturbi della comunicazione. È molto meno frequente del Disturbo Autistico, si associa spesso a Ritardo Mentale e si manifesta in genere tra il primo e secondo anno di vita. Una diagnosi e un trattamento precoce, da parte dello Psicologo e del Neuropsichiatra Infantile sono, quindi, di fondamentale importanza per consentire una migliore qualità di vita e una maggiore autonomia.

   Il Disturbo Disintegrativo dell’Infanzia è molto raro. Il bambino raggiunge le diverse tappe dello sviluppo in modo apparentemente normale per almeno 2 anni, dopodiché subisce una regressione in tutte le abilità sino ad allora raggiunte, con la comparsa di sintomi simili a quelli del Disturbo Autistico. Si associa spesso a Ritardo Mentale. Una diagnosi e un trattamento precoce, da parte dello Psicologo e del Neuropsichiatra Infantile sono, quindi, di fondamentale importanza per consentire una migliore qualità di vita e una maggiore autonomia.

        Il Disturbo di Asperger presenta sintomi simili al Disturbo Autistico, ma anche notevoli differenze. Di solito non si associa a Ritardo Mentale, per cui non vi è un ritardo dello sviluppo cognitivo. Non è presente nemmeno un ritardo nello sviluppo del linguaggio, sebbene, tuttavia, siano presenti anomalie, come ripetitività ed una modalità di linguaggio eccentrico. Per quanto riguarda l’interazione sociale, è presente l’interesse a voler interagire con l’altro, ma anche in questo caso si osserva un atteggiamento eccentrico. Chi è affetto da un Disturbo di Asperger non comprende alcuni comportamenti propri o altrui; tuttavia, percepisce di essere visto in modo “diverso” dagli altri e soffre per questo. Una diagnosi e un trattamento precoce, da parte dello Psicologo e del Neuropsichiatra Infantile sono, quindi, di fondamentale importanza per consentire una migliore qualità di vita e una maggiore autonomia.                                                                                                                                                                                                    

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbi della Comunicazione

Comprendono il Disturbo dell’Espressione del Linguaggio, il Disturbo dell’Espressione e della Ricezione del Linguaggio, il Disturbo della Fonazione e le Balbuzie.

     Il Disturbo dell’Espressione del Linguaggio consiste in una compromissione dello sviluppo del linguaggio espressivo. Le caratteristiche specifiche variano a seconda della gravità del disturbo e dell’età del bambino, ma in genere si osservano un numero ristretto di vocaboli, frasi brevi, errori fonetici, ripetizione di sillabe ed eloquio lento. La capacità di comprensione non è di solito compromessa. È evidente già a partire dall’età di 3 anni.

       Il Disturbo dell’Espressione e della Ricezione del Linguaggio consiste nel Disturbo dell’Espressione del Linguaggio associato a una compromissione della comprensione del linguaggio, che porta spesso a pensare, erroneamente, che il bambino non ascolti. Dato che la capacità di parlare (espressione del linguaggio) dipende dall’acquisizione della capacità di ricezione (comprensione), un disturbo puro della ricezione del linguaggio non viene praticamente mai osservato, anche se in alcuni casi può essere più grave di quello di espressione.  La diagnosi avviene di solito prima dei 4 anni.

  Il della Fonazione consiste in un’incapacità a usare correttamente i suoni dell’eloquio. Tipici errori sono sostituzioni, omissioni e pronuncia non corretta di alcuni suoni; quelli che più frequentemente vengono articolati male sono quelli acquisiti più tardi durante lo sviluppo (l, r, z, c, s, gl, gn). Nei casi gravi il linguaggio risulta compromesso al punto da non essere comprensibile. Se i problemi riguardano solo il ritmo dell’eloquio o la voce, si parla di Balbuzie  e non di Disturbo della Fonazione.

      La Balbuzie consiste in difficoltà legate al ritmo dell’eloquio o alla voce, con frequenti ripetizioni o prolungamenti di suoni, interruzioni di parole e blocchi. Spesso il disturbo si aggrava quando c’è una tensione nel comunicare, stress e ansia, mentre è spesso assente durante il canto o la lettura orale. In genere esordisce tra i 2 e i 7 anni e può presentarsi insieme a movimenti muscolari (per es. tic, tremori delle labbra o del viso, scosse del capo).

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra o del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbi dell’Apprendimento

Comprendono il Disturbo della Lettura (Dislessia), del Calcolo e dell’Espressione Scritta (Disgrafia). Queste difficoltà non dipendono dall’età, dall’istruzione e dal livello di intelligenza, per cui non devono essere confusi, per es., con difficoltà scolastiche dovute a insegnamento scadente, a pigrizia, o a fattori culturali. Una valutazione dallo Psicologo potrebbe sciogliere il dubbio, anche perché, quando il disturbo non viene riconosciuto, si tende a pensare, che lo scolaro sia svogliato o disinteressato; le conseguenti sollecitazioni e punizioni non farebbero altro che trasmettere nel bambino un senso di incomprensione, svalutazione e inadeguatezza. Il Disturbo del Calcolo e il Disturbo dell’Espressione Scritta si associano spesso al Disturbo della Lettura.

     Il Disturbo della Lettura compromette il livello di capacità nella lettura, sia nella velocità, che nella precisione e comprensione della lettura. Con una diagnosi e un intervento precoce, da parte dello Psicologo, ma anche degli insegnanti, la prognosi è buona in una percentuale significativa di casi, soprattutto per quanto riguarda la correttezza della lettura; la velocità, invece, tende a rimanere lenta.

    Il Disturbo del Calcolo compromette la capacità di calcolo (difficoltà nel comprendere ed eseguire le operazioni, nella risoluzione di problemi, nel copiare correttamente i numeri, ecc.). Possono essere compromesse diverse capacità: “linguistiche” (per es., comprendere o nominare i termini, le operazioni, decodificare i simboli matematici), “percettive” (per es., riconoscere o leggere simboli numerici o aritmetici, raggruppare oggetti in gruppi), “attentive” (per es., copiare correttamente numeri o figure, rispettare i segni operazionali) e “matematiche” (per es., seguire sequenze di passaggi matematici, contare oggetti, imparare le tabelline). Nel caso in cui si osservino delle difficoltà in queste abilità è preferibile una valutazione accurata da parte dello Psicologo, per intervenire tempestivamente.

    Il Disturbo dell’Espressione Scritta è una compromissione della capacità di scrittura, ovvero della capacità di trasformare i fonemi (suoni) in grafemi (“lettere scritte”); si osservano, per es., una calligrafia scadente e una difficoltà nella capacità di copiare. È compromessa sia la correttezza che la velocità di scrittura. Nel caso in cui si osservino delle difficoltà in questa abilità è preferibile una valutazione accurata da parte dello Psicologo, per intervenire tempestivamente.                                                                                                                                                                 

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbi dell’Alimentazione

I Disturbi dell’Alimentazione nell’adulto comprendono l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa e sono caratterizzati da un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea.

I Disturbi dell’Alimentazione nell’infanzia o nella prima fanciullezza sono caratterizzati da una nutrizione e un’alimentazione inadeguate; comprendono i seguenti disturbi: il Disturbo di Ruminazione, il Disturbo della Nutrizione dell’Infanzia o della Prima Fanciullezza e Pica.

   L’Anoressia Nervosa è un disturbo caratterizzato dalla necessità di ridurre drasticamente e in ogni modo possibile (dieta, lassativi, intensa attività fisica, vomito autoindotto), il proprio peso corporeo. Spesso manca la consapevolezza di malattia, oppure questa viene negata.

   La Bulimia Nervosa è caratterizzata da un impulso irrefrenabile ad abbuffarsi e, successivamente, da pratiche inappropriate per eliminare quanto ingurgitato (vomito autoindotto, eccessivo esercizio fisico, dieta, lassativi, diuretici, digiuni).

       Il Disturbo di Ruminazione è caratterizzato da un ripetuto rigurgito e rimasticamento del cibo dopo il pasto. Si riscontra più frequentemente in età infantile (3-12 mesi) e tende a scomparire spontaneamente.

    Il Disturbo della Nutrizione dell’Infanzia o della Prima Fanciullezza è caratterizzato da un’incapacità di mangiare adeguatamente. La conseguenza è una difficoltà nell’aumento di peso o, addirittura, una perdita di peso. Solitamente si riscontra nel primo anno di vita.

      La Pica è un disturbo caratterizzato da persistente ingestione di una o più sostanze non alimentari. Le sostanze ingerite tendono a variare con l’età; i bambini piccoli ingeriscono tipicamente vernice, spago, capelli, o tessuto, mentre i bambini più grandi possono ingerire sabbia, insetti, foglie o piccole pietre. Gli adolescenti e gli adulti possono mangiare argilla o terra. La Pica si manifesta frequentemente nell’infanzia e sembra poi scomparire. Di tanto in tanto si riscontra anche nelle donne in stato di gravidanza.                                                                                        

N.B. I segni (ciò che si osserva) e i sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbi dell’Attenzione

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e/o Iperattività è caratterizzato da disattenzione e/o iperattività-impulsività. La disattenzione si manifesta con errori di distrazione in un qualsiasi contesto o compito, difficoltà a prestare attenzione ai particolari, a terminare i compiti, ecc. Nelle situazioni sociali, si osservano, per es., continui cambiamenti d’argomento nella conversazione e mancanza di ascolto nei confronti degli altri.

L’iperattività si manifesta in vari modi: agitazione sulla sedia, difficoltà a star seduti a lungo, irrequietezza; anche l’attività del parlare è eccessiva.

L’impulsività si manifesta, per es., con l’impazienza, con la difficoltà a tenere a freno le proprie reazioni, con l’interrompere spesso gli altri.

I primi ad accorgersi di queste manifestazioni sono, senza dubbio, i genitori e gli insegnanti, ma è necessaria una valutazione dallo Psicologo per confermare la diagnosi e per programmare un intervento specifico.                         

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbi di Ansia

Comprendono una vasta gamma di disturbi: Disturbo di Panico con Agorafobia, Disturbo di Panico Senza Agorafobia, Agorafobia, Fobia Specifica, Fobia Sociale, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Post-Traumatico da Stress, Disturbo Acuto da Stress, Disturbo d’Ansia Generalizzato.                                                                                          La parola ansia si riferisce ad uno stato di attivazione generalizzata dell’organismo, che in risposta ad uno stimolo o a una situazione ambientale, ci porta a esplorare l’ambiente, nella ricerca di spiegazioni, rassicurazioni e vie di fuga. Consiste anche in una serie di fenomeni neurovegetativi, quali l’aumento della frequenza del respiro, tachicardia, sudorazione, sensazione di freddo, bocca asciutta, ecc. Tali fenomeni dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarci in una situazione di reale pericolo, l’organismo ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione, per poter scappare o attaccare. L’ansia, quindi, è un’importante risorsa che ci permette di proteggerci dai pericoli. Tuttavia, quando l’attivazione neurofisiologica è eccessiva e ingiustificata rispetto agli stimoli ambientali che la generano, potremmo trovarci di fronte ad un disturbo d’ansia. In queste condizioni la vita di una persona diventa difficile anche per affrontare situazioni abbastanza comuni, perché l’ansia eccessiva paralizza l’organismo, che si trova senza via d’uscita e senza possibilità di risoluzione dei problemi. In queste situazioni è opportuno rivolgersi a uno specialista che possa guidare la persona a riappropriarsi della propria vita.

         Il Disturbo di Panico con Agorafobia consiste nella presenza di attacchi di panico e agorafobia. L’attacco di Panico è un breve periodo in cui la persona prova un’intensa paura, l’impressione che sta per succedere qualcosa di grave e la paura di impazzire. Durante questi attacchi si manifestano sintomi che vengono facilmente scambiati per un malessere di natura cardiologica (difficoltà respiratoria, dolore al petto, paura di morire, formicolii, ecc.). L’Agorafobia è l’ansia relativa al trovarsi in luoghi dai quali è difficile allontanarsi, quali luoghi affollati o mezzi di trasporto. La persona cerca, quindi, di evitare tali posti, limitando gli spostamenti o, in caso di necessità, facendosi accompagnare da qualcuno.

      Il Disturbo di Panico Senza Agorafobia è caratterizzato da frequenti e improvvisi Attacchi di Panico, verso i quali c’è la continua preoccupazione che possano verificarsi di nuovo.

        L’Agorafobia è l’ansia relativa al trovarsi in luoghi dai quali è difficile allontanarsi (per es. luoghi affollati o mezzi di trasporto). La persona cerca quindi di evitare tali posti, limitando gli spostamenti o, in caso di necessità, facendosi accompagnare da qualcuno.

    La Fobia Specifica è un’eccessiva paura verso oggetti o situazioni specifiche, avvertita immediatamente quando l’oggetto/situazione temuto è presente; esistono per es. fobie per animali, per il sangue, temporali, ascensori, ecc. Si è consapevoli che la paura che si prova è eccessiva, ma si fa in modo di evitare gli oggetti o le situazioni temuti, per evitare quell’ansia e quell’attivazione fisiologica a essi legate.

       La Fobia Sociale è caratterizzata da un’eccessiva paura che riguarda situazioni o prestazioni sociali che possono creare imbarazzo; per es. la preoccupazione eccessiva di parlare in pubblico, perché si teme di fare una brutta figura.

   Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è caratterizzato da ossessioni e/o compulsioni. Le ossessioni sono pensieri o impulsi ricorrenti, che causano ansia. Le ossessioni più frequenti riguardano il timore di essere contaminati da qualcuno quando gli si stringe la mano, il chiedersi ripetutamente se si è chiusa la porta di casa, la necessità di avere in un certo ordine le cose. Di solito la persona con ossessioni cerca di neutralizzare questi pensieri con altri, oppure con delle azioni. La compulsione è quindi un comportamento ripetitivo (per es. lavarsi le mani, riordinare, pregare, contare, ecc.) con il quale si cerca di prevenire o ridurre l’ansia. Ritornando agli esempi di prima, chi ha l’ossessione si essere contaminato con una stretta di mano, riduce il proprio disagio lavandosi ripetutamente le mani; chi ha l’ossessione di aver lasciato la porta di casa aperta, controlla frequentemente la porta.

    Il Disturbo Post-Traumatico da Stress si può manifestare quando la persona vive un evento traumatico che ha minacciato l’integrità fisica propria o altrui. La persona rivive, in vario modo (per es. ricordi ricorrenti, flashback, sogni) l’evento traumatico con sentimenti di terrore e impotenza, cercando di evitare tutto quanto possa fargli ricordare il trauma.

    Il Disturbo d’Ansia Generalizzato consiste in un’eccessiva ansia e preoccupazione circa attività o eventi. Si osservano quindi disturbi del sonno, alterazioni dell’umore, problemi di alimentazione, tensione muscolare, ecc. Gli adulti con Disturbo d’Ansia Generalizzato spesso si preoccupano per questioni quotidiane, come i problemi economici, mentre i bambini tendono a preoccuparsi eccessivamente per le proprie capacità.                                     

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Disturbo Depressivo

Il Disturbo Depressivo Maggiore è un Disturbo dell’Umore caratterizzato, per l’appunto, da un’alterazione dell’umore e da sintomi quali perdita di piacere, disturbi del sonno, alterazione dell’alimentazione, stanchezza, perdita di interesse, svalutazione di se stessi, ecc. Questi sono soltanto alcuni dei segnali che potrebbero far pensare a un Disturbo Depressivo; è importante, tuttavia, non sottovalutare queste manifestazioni, soprattutto se persistono nel tempo e se compromettono la quotidianità della persona. È sempre bene fare un consulto da uno Psicologo o da uno Psichiatra per una valutazione accurata ed, eventualmente, per un trattamento mirato al ripristino di una vita serena, autonoma e felice.                                                                                                                              

N.B. I segni (ciò che si osserva) e sintomi (ciò che viene percepito soggettivamente) qui descritti sono indicativi e vanno sempre contestualizzati (da parte dello Psicologo, dello Psichiatra e del Neuropsichiatra Infantile), vanno cioè messi in relazione con il funzionamento della persona.

  • Ritardo Mentale

E’ caratterizzato da un funzionamento intellettivo generale significativamente al di sotto della media. Il funzionamento intellettivo generale è definito dal quoziente di intelligenza (QI) ottenuto da una valutazione effettuata, da uno Psicologo, con uno o più test di intelligenza. Si osservano difficoltà in diversi ambiti (comunicazione, cura della persona, relazioni sociali, prestazioni scolastiche, lavoro, tempo libero, salute e sicurezza). Attraverso specifici programmi di riabilitazione, lo Psicologo può insegnare diverse abilità, permettendo al bambino di raggiungere un maggior grado di autonomia e una migliore qualità di vita. In base al livello di compromissione intellettiva, si distinguono diversi gradi di severità: lieve, moderato, grave e gravissimo.

  • Comportamenti Problema

Sono quei comportamenti che “non si dovrebbero fare”, comportamenti che creano, nelle persone vicine, disagio, frustrazione e anche rabbia, pena e altro ancora. Forme di comportamenti problema sono i comportamenti aggressivi verso se stessi e gli altri (auto- etero-lesionismo), le stereotipie (comportamenti apparentemente irrilevanti, ripetuti, come il dondolare su se stessi, roteare la testa), chiusura in sé, opposizione frequente; insomma tutti quei comportamenti che diventano un “problema”. Alcune persone con disabilità intellettiva creano rituali o comportamenti ripetitivi, che diventano comportamenti problema. La maggior parte di questi comportamenti comunica qualcosa, anche se in modo inadeguato, per cui è importante che lo Psicologo proceda con quella che viene definita analisi funzionale, con la quale si cerca di comprendere perché un comportamento si manifesta, perché funziona per quella persona. Il fine ultimo è cercare di sostituire questo comportamento con uno più adattivo, con un comportamento, cioè, che è socialmente accettato e che non crea disagio a nessuno. L’intervento psicoeducativo non modifica solo il comportamento della persona, ma modifica e struttura anche il contesto in cui si vive.

dott.ssa Lorena Lopomo, Psicologa cognitiva e comportamentale
Ordine degli Psicologi della Basilicata n. 337
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Rampa Umberto I, 85028 - Rionero in Vulture (PZ)
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